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/ 17.3.2015

PREMIO MARZOTTO: INTERVISTA A FRANCESCA CAVALLINI – PRESIDENTE DI TICE

TICE

Tice vuole gettare le basi per diventare un franchising educativo e uno spin off universitario di rilevanza nazionale. Il progetto presentato in fase di candidatura ha una durata biennale e prevede l’avviamento di due nuovi Centri Tice, la creazione di una rete tecnologica che consenta ai quattro centri di essere sempre collegati in video conferenza e il finanziamento di un assegno di ricerca per verificare e diffondere i risultati.

  

Intervista a Francesca Cavallini, TICE

Vincitore Premio per una nuova impresa sociale e culturale (100.000 euro)

Prima edizione Premio Gaetano Marzotto – Anno 2011

 

 

1) Da dove arriva l’idea fondativa della vostra startup? Quale tipo di esigenza risolve?

L’idea nasce dalla vocazione alla scienza per il miglioramento dei bisogni educativi di bambini e ragazzi speciali e dalla convinzione che la psicologia dell’educazione deve diventare prassi di insegnamento. La nostra idea risolve esigenze diverse, le prime di carattere primordiale: passare il sapere e la cultura alle nuove generazioni e insegnare a chi fa fatica ad apprendere. Non ci poniamo solo come solutori di bisogni educativi speciali, ma proponiamo anche strumenti che vorremmo diventassero prassi per l’apprendimento. Oggi le condizioni di vita si sono complicate per le nuove generazioni e gli adolescenti, con una esposizione al mondo molto più ampia e quindi più possibilità di avere necessità di una guida a capire i meccanismi di educazione, apprendimento e integrazione. I nostri allievi hanno bisogni speciali, per questo dobbiamo formare equipe di specialisti e professionisti.

2) Nella fase iniziale avete utilizzato le competenze di qualche incubatore o acceleratore?

Non abbiamo usufruito di alcun incubatore o acceleratore, ma piuttosto, dopo il Premio Marzotto, siamo diventati noi stessi degli incubatori. Abbiamo sviluppato un modello di business nell’ambito del sociale che è replicabile, per cui abbiamo incubato sei startup. Tre di queste sono diventate delle strutture Tice sul territorio, altre sono realtà autonome.

3) Ci date una breve descrizione dell’attuale sviluppo della tecnologia, del prodotto o del servizio?

Quello che offriamo è un servizio innovativo che interessa la scienza del comportamento, che suggerisce come procedere utilizzando tecnologie che abilitano e facilitano l’insegnamento. Utilizziamo tecnologie educative nell’ambito del processo di insegnamento-apprendimento con l’ausilio di device che permetto di misurare l’efficacia dell’insegnamento stesso, che producono grafici efficientatori delle performance delle procedure di insegnamento.

 

4) Quali tipi di attività vi ha consentito di realizzare il premio vinto con Associazione Progetto Marzotto? Avete ottenuto altri finanziamenti?

Il Premio è stato fondamentale per noi. Il mio business plan non era molto tecnico, ma proponeva la realizzazione di un sogno. Il merito dei membri della giuria del Premio è di aver creduto in quel sogno. Con i 100 mila euro del Premio Marzotto abbiamo coperto spese già effettuate per un Master di formazione per gli educatori di Tice effettuato presso l’Università di Parma e con i 50 mila euro restanti abbiamo ristrutturato la sede piacentina. Abbiamo ottenuto altri finanziamenti attraverso Spinner (sovvenzione Globale), Socialsodalitas e altre social innovation competition. 


5) Quali sono le principali difficoltà che dovete affrontare?

Le difficoltà sono soprattutto di tipo economico e finanziario, ma non solo. La nostra ambizione è che questo progetto, questa nostra idea, diventi in futuro un elemento  presente all’interno di ogni scuola e che l’insegnamento assistito per ragazzi speciali sia integrato all’interno delle strutture scolastiche. La difficoltà maggiore è però quella di essere in un Paese in cui l’impresa sociale non è capita, sia dal settore pubblico, che la vede come un competitor, sia dal settore privato che non la finanzia perché la considera poco redditizia. Inoltre le banche non danno volentieri credito a questi modelli di business. Dobbiamo cercare di fare cultura e di arrivare ai livelli di USA e UK dove le imprese sociali trovano ampi finanziamenti sia dalle istituzioni, sia dai cittadini e dai privati che si sentono proattivi rispetto a questo tipo di iniziative.

  

6) Quali saranno i prossimi sviluppi tecnologici o commerciali, ed eventuali aggiornamenti sui brevetti/proprietà intellettuale del progetto?

In cantiere abbiamo due importanti novità. La prima è MindBook, un Social Network per ragazzi disabili e con problemi relazionali che diventi un acceleratore di opportunità sociali e di conoscenza. Parliamo di tecnologia al servizio dell’educazione e dell’integrazione che consente agli adolescenti ‘speciali’ di socializzare anche via web, favorendo  lo scambio di esperienze tra soggetti spesso esclusi a causa delle loro difficoltà. Il secondo progetto lo stiamo realizzando insieme ad un’altra startup che ha partecipato al Premio Marzotto nel 2013, B10NIX, che sviluppa device per i disabili. Vorremmo creare con loro una struttura che rappresenti un modello di abitazione dove le persone disabili possono imparare a fare tutte le attività tipiche dell’ambiente domestico con il supporto di strumenti adatti alle loro capacità.

7) Secondo voi cosa si potrebbe o dovrebbe fare a livello burocratico istituzionale per favorire lo sviluppo di startup innovative in Italia?

L’aiuto principale che possono dare le istituzioni è quello di aiutare le startup ad assumere personale specializzato a tempo indeterminato. Questo significa investire su persone e cervelli che fanno il futuro. E’ necessario che si aiutino le giovani imprese almeno nei primi 5 anni di attività.

   

(Febbraio 2015)

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